© 2018 Massimo Mussapi

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RESTAURANT AMBASSADORS….

“I will come, but it must be a serious dinner. I hate people who are not serious about meals.”

 

Oscar Wilde

"This interview is more than 10 years old, but today I would answer exactly the same".

 

 

Come è nato e successivamente sviluppato l’interesse verso l’ospitalità e le sue dinamiche?

 

[…] Un designer deve considerare prioritari tre valori: quello etico, quello culturale, e quello economico. Io penso che questi  tre valori sono inscindibilmente legati e necessari l’uno all’altro, e dovrebbero avere la medesima importanza in una società che si vuole definire civile ed evoluta. In realtà oggi conta soprattutto il fattore economico, ma questo è un suicidio per la stessa economia, perché disprezzando la cultura e l’etica  si  perdono le risorse più preziose e il senso stesso di quello che si fa.

Questa consapevolezza, devo dire conquistata nel tempo, mi ha chiarito anche come mai provo da sempre questo interesse  per il mondo l’ospitalità: alberghi e ristoranti infatti sono attività imprenditoriali che vivono grazie alle risorse culturali presenti sul territorio, e a loro volta costituiscono la migliore delle opportunità per esprimere e far conoscere nel mondo questa identità culturale, e quando si forma questo circolo virtuoso ne beneficia l’intera società. Architettura e design possono dare un contributo molto importante a questo sviluppo equilibrato, e in questo sta il loro valore etico.

 

 

Architettura, ristorazione, accoglienza: come si legano questi diversi aspetti della tua progettualità?

 

Fino ad oggi la ristorazione è stata snobbata dagli architetti, quasi si trattasse di una argomento volgare, comunque minore. Adesso, di colpo, tutti si stanno buttando su questo piatto. Che si tratti di fame? In realtà in giro c’è tanta aria fritta, molto fumo e poco arrosto, tanto per continuare con un linguaggio in tema.

 Per me la ristorazione non è mai stata un argomento minore, al contrario. Attraverso la ristorazione si può fare un viaggio emozionante non solo nel piacere del gusto, ma nella storia, nell’economia, nell’ambiente umano e naturale, perfino nella religione di un popolo. Come per l’architettura, il suo linguaggio è diretto e universale e non ha bisogno di traduzioni, e anche per questo la ristorazione da sempre è la prima ambasciatrice della cultura di un Paese, e come ho detto prima, la cultura è  la risorsa più preziosa per fare vera impresa. Il ruolo vero della progettazione non è quello di fantasticare su concept  di locali totalmente astrusi da qualunque  contesto reale, ma quello di calarsi fino in fondo in questo contesto, per dare forma all’identità culturale che sta alla base di una proposta ristorativa e forza al suo valore di impresa.

Riguardo all’idea di accoglienza, bisognerebbe imparare dall’Estremo Oriente, dove io ho lavorato a lungo. In Cina, come a Singapore, in Tailandia come a Taiwan il concetto di accoglienza è qualcosa che ti fa sentire davvero bene, è implicito nello stesso modo di preparare e presentare i cibi, in piccoli pezzi pronti per essere posti in bocca, o nell’uso dei bastoncini, infinitamente più raffinato e gentile di quello delle nostre forchette e coltelli, strumenti decisamente più “barbarici”, o nella concezione stessa del cibo come salute per il corpo, non solo piacere del palato […]